Era il lontano 1989 quando Martin Fleischmann e Stanley Pons dell'Università dello Utah comunicarono al mondo di essere riusciti a combinare due nuclei di deuterio e a creare elio con conseguente emissione di energia. IL mondo accademico internazionale rimase subito molto scettico e dopo pochi mesi dall'annuncio, visto la non riproducibilità dell'esperimento, i due scienziati americani furono tacciati di faciloneria o peggio.
In questo articolo non voglio prendere posizione su un argomento che divide la comunità scientifica, anche perché non ne ho le necessarie competenze, mi limiterò a fare una cronistoria di una vicenda che talvolta ha avuto gli aspetti di un vero e proprio giallo internazionale.
E' noto a tutti che la reazione alla base dell'attività solare è data dalla fusione di atomi di idrogeno che, diventando elio, producono energia che per irradiazione viene trasmessa sulla terra e permette l'esistenza della vita. Tale reazione per innescarsi ha bisogno di 6 milioni di gradi in modo che l'agitazione termica vinca la forza di repulsione tra particelle con la stessa carica elettrica. Se tale reazione fosse tentata sulla terra di gradi ce ne vorrebbero ben 100 milioni perché sul sole sono presenti anche enormi pressioni gravitazionali che avvicinano i nuclei. Questa è la cosiddetta fusione calda alla base anche delle bombe nucleari a fusione altrimenti dette bombe H che come innesco, per raggiungere un tale stato termodinamico, hanno bisogno di una piccola bomba nucleare a fissione.




